Usare la luce per la lettura

Cari amici,

è martedì, e, come di consueto, vi presentiamo un altro post con il quinto passo (dei sette) della rubrica “L’ABC DELLA LETTURA VELOCE: cosa ti occorre per leggere più velocemente (e ricordare ogni cosa)”.

I precedenti  passi sono stati  Desiderarlo con tutte le forze ed essere convinti di riuscire Presenza e concentrazione; Rilassamento Focalizzato, Eliminare gli errori “classici” che rallentano la tua lettura, oggi parliamo di come usare la luce per leggere più velocemente.

Usare la luce

La luce ha uno specifico ruolo molto importante (più di quanto si pensi) per leggere velocemente (e ricordare).

Il primo è un effetto diretto: una pagina ben illuminata viene letta molto più velocemente di una poco o male illuminata. Inoltre, poiché la luce ha un importante effetto anche per la memoria, le pagine lette con una illuminazione ottimale sono ricordate molto meglio.

Perciò, come deve essere l’illuminazione per leggere bene? La luce deve serre calda, abbondante e deve provenire dall’alto a n sinistra (da destra se site mancini). La luce del sole è la cosa ottimale, pertanto se è possibile, leggete in favore di sole (la luce del sole deve provenire da sinistra) con il raggio di sole che illumina completamente la pagina. Ma se si studia al chiuso, in un giorno di pioggia o di notte? Usate una lampada da tavolo con una lampadina dotata di un ricco spettro luminoso: ottime le lampade ad incandescenza o quelle alogene, anche quelle a led purché producano luce ricca e calda cioè con tutto lo spettro luminoso (non quelle a luce fredda o biancastra/azzurra). Assolutamente inadatte le luci al neon (e quelle ad altri gas comprese alcune di quelle a basso consumo) poiché il gas produce una vibrazione che viene percepita solo a livello inconscio, stancando l’occhio e provocando disattenzione (causa anche malattie di disturbo di attenzione), irrequietezza ed altri disagi. Inoltre, lo spettro luminoso povero di tali lampade nuoce alla memorizzazione e rallenta la velocità di lettura.

Alcune sperimentazioni che abbiamo condotto in corsi dal vivo di lettura veloce dimostrano che soggetti posti in ambienti poco o male illuminati hanno raggiunto risultati molto inferiori a quelli raggiunti da soggetti in ambienti molto luminosi.

Questo è l’uso più ovvio della luce.

Ma vi è un altro aspetto che va compreso per sfruttare la luce a proprio vantaggio. Per comprendere questo dobbiamo capire quale sia il ruolo della luce nella chimica del cervello.

Da una serie di ricerche scientifiche sappiamo che il cervello lavora attraverso una serie di reazioni fisico-chimiche trasformando impulsi elettrici in molecole e proteine. Infatti, la memoria a lungo termine si differenzia da quella a breve termine proprio per questa natura che le conferisce maggiore stabilità: laddove la memoria a breve termine è costituita da impulsi elettrici, quella a lungo termine è fatta da molecole, molto più stabili e durature. La trasformazione da impulso elettrico a molecola è un processo fisico-chimico in cui la luce ha un ruolo fondamentale: infatti, essa costituisce un catalizzatore affinché tali reazioni possano svolgersi in modo efficace.

Tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta un medico francese Charles Lefebure studiava gli effetti della luce sul cervello umano. Attraverso queste ricerche egli metteva a punto un metodo di evoluzione personale basato sull’osservazione della luce che chiamò fosfenismo. Queste sue ricerche si sono focalizzate sugli effetti della luce sul cervello attraverso l’immagine residua di una sorgente luminosa che rimane impressa nella retina: il fosfene che può essere chiamato anche fotoeco.

La luce è molto importante per l’apprendimento

Le nostre esclusive metodiche sono qualcosa di profondamente diverso e specifico, essendo legate anche alle Antiche Tradizioni. Difatti, noi consideriamo le metodiche LuceM  (Luce + Memoria) tecniche quantistiche per l’apprendimento in quanto la luce produce sul cervello un effetto appunto “quantistico”. Infatti, poiché la luce bianca contiene tutti i colori e, quindi tutte le forme e tutte le idee, quando noi mettiamo un’idea o un’immagine nella luce, la sorgente luminosa fa collassare l’onda delle infinite possibilità che possono realizzarsi su quella specifica che abbiamo messo nella luce.

Fondamentalmente, la luce ha un triplice effetto sul cervello:

  • il primo è che fissa le memorie. Questa azione è possibile in virtù del fatto che la luce agisce come catalizzatore sia sull’ippocampo che sui geni NR2B e CREB attivatore. Nel gene NR2B la luce attiva la memoria fotografica. Non è questa la sede per comprendere tutti i processi biochimici che si sviluppano, attraverso la luce, nel cervello. Potremmo semplicemente paragonare la luce ad uno spray fissativo, una sorta di collante che fissa ed evidenzia le memorie nella nostra mente.
  • Il secondo aspetto è legato ad altre sostanze quali, ad esempio, la mielina che costituisce le connessioni neuronali. La guaina mielinica (detta mielina) avvolge gli assoni[1] e permette la propagazione del segnale elettrico molto più rapidamente (fino a 150 m/s) che non negli assoni senza guaina mielinica. La luce agisce chimicamente sulla mielina (e anche su altre sostanze) rendendo il percorso degli impulsi elettrici più scorrevole. Per usare una metafora potremmo dire che crea un’autostrada per le nostre informazioni.

La luce agisce, come già ricordato precedentemente, anche nel rendere più funzionale il lavoro del gene NR2B nel creare associazioni mentali.

  • Il terzo aspetto concerne il fatto che la luce fornisce energia al cervello, cioè è considerata un neuroattivatore. Per questo motivo, ad esempio, è sconsigliato guardare la televisione o lavorare al computer prima di andare a letto. Infatti, la luce attiva le cellule neuronali e le fornisce energia. Perciò, se dobbiamo studiare, facciamolo in un luogo molto ben illuminato (la luce deve provenire sempre dall’alto e da destra – da sinistra per i mancini). Questo spiega anche perché molti popoli del nord siano più pacati e meno vitali di popoli che vivono al sud nel pieno della luce.

Come usare la luce

Il nostro metodo LuceM  migliora sia la memoria che la concentrazione e può essere un valido sostegno per lo studio quotidiano, nonché per la lettura. Esso si basa su di un concetto fondamentale: l’uso della luce per facilitare l’apprendimento.

Come si è appena detto, studiare in ambienti luminosi facilita la memorizzazione. Del resto i libri sono stampati su carta bianca che è quella che riflette maggiormente la luce.

Quello che qui facciamo però è utilizzare la luce in maniera nuova, attraverso la traccia luminosa residua che permane sulla retina dopo aver osservato una luce. Con l’esposizione alla luce la mente ed il cervello vengono “attivati” migliorando notevolmente la capacità di ritenzione delle informazioni.

Il concetto base è che Energia Luminosa significa Energia Mentale:  in altre parole, noi trasformiamo l’energia luminosa in energia mentale.

Agendo chimicamente sul cervello la luce migliora la facoltà di visualizzazione, cioè la capacità di immaginare ad occhi chiusi ciò che in questo momento non si trova davanti a noi. Con una migliore e più efficace visualizzazione migliora anche la memorizzazione.

 

Per  conoscere meglio le modalità di utilizzo consigliamo la visione della videopuntata gratuita Apprendere con la luce del nostro VIDEOCORSO  QUANTUM MEMORY Virtual Edition.

L’impiego nella lettura

Quando leggete usate naturalmente una lampada per illuminare bene la pagina (come nella figura sopra). Ogni capitolo (circa ogni 5 -10 minuti o anche 15). Fermatevi un attimo. Mettete da parte il libro, fissate la luce per circa trenta secondi immaginando, in quel breve lasso di tempo, di rileggere mentalmente tutto ciò che avete appena letto, come se fosse scritto sulla lampadina: usate la vostra lettura superveloce per rileggere tutto mentalmente in circa trenta secondi. Poi mettetevi la benda (come nella figura) e, senza pensare a nulla, osservate la traccia luminosa; notate come cambia colore se si sposta oppure no, siatene semplicemente testimoni, osservatori neutrali. Dopo circa tre minuti (il tempo cambia da soggetto a soggetto e in funzione dell’intensità della lampada) togliete la benda e ricominciate a leggere. Vi accorgerete in breve di ricordare molto di più ciò che avere letto.

Come velocizzare la lettura con la luce

Lo stesso principio si può utilizzare  per rendere l’occhio (e la mente) più veloce nello scorrere le righe, le pagine e nel comprendere i segni grafici.

Prima di accingervi a leggere mettetevi davanti ad un lampada (figura sotto) e osservatela per circa trenta secondi. Mentre la guardate  immaginate di vedere nella luce della lampadina i vostri occhi che sono velocissimi, che scansionano il testo come dei laser, immaginate di vedere il vostro cervello che assorbe tutto come una spugna: occhi laser e cervello spugna.

Passati i trenta secondi chiudete gli occhi (spengete la lampada) e mettetevi la benda.

Osservate la traccia luminosa come sopra, senza pensare a nulla, semplicemente siatene testimoni.

La luce creerà una nuova traccia nel cervello dando un’istruzione importante: velocizzare al massimo!

Ovviamente, questo non sostituisce l’allenamento fisico (oggetto della prossima puntata), ma aiuta molto e ne accresce l’efficacia incrementando anche la capacità del cervello di comprendere e ritenere ciò che si è letto.

Attenzione! Non usate la luce si soffrite di glaucoma o di altre malattie simili dell’occhio. In questi casi consultate prima un medico. Non osservate mai la luce del sole, poiché questa può danneggiare la retina. Nei nostri corsi dal vivo apprenderete molti altri dettagli a riguardo, e, in alcuni corsi speciali potrete sperimentare (sotto stretta osservazione) anche il sungazing con i suoi benefici effetti.

Contattateci per saperne di più.

 

 

[1] L’assone (che comprende anche anche i dendriti) è un conduttore di impulsi in direzione centrifuga rispetto al corpo cellulare. Ogni neurone ha unicamente un assone. L’assone, solitamente, presenta diramazioni alle estremità, assumendo l’aspetto della “chioma di un albero”. Gli assoni formano le connessioni neuronali.

 

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